Senza di te tornavo, come ebbro,non più capace d'esser solo, a sera quando le stanche nuvole dileguano nel buio incerto.Mille volte son stato così solo dacché son vivo, e mille uguali sere m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti le campagne, le nuvole.Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio della fatale sera. Ed ora, ebbro,torno senza di te, e al mio fianco c'è solo l'ombra.E mi sarai lontano mille volte, e poi, per sempre. Io non so frenare quest'angoscia che monta dentro al seno;essere solo.
Dopo una melodia così piena di entusiasmo questa poesia di Pasolini crea un bel contrasto.Ma la vita è ricca di queste disarmonie !
. Queste note di Mascagni contengono tutta la tragedia dei personaggi di cui parla Giovanni Verga nella sua Novella...Cavalleria rusticana. Verga infatti descrive un mondo doloroso , infelice ed immobile perchè nessuno può sottrarsi al suo destino...qualunque cosa faccia per cambiarlo ! Famoso è inoltre il suo concetto dell' "ideale dell'ostrica " in cui esprime la convinzione che i deboli devono rimanere abbarbicati , come fa un'ostrica sullo scoglio , ai valori della famiglia, al lavoro, alle tradizioni , per evitare che il mondo, cioè il "pesce vorace", li divori. Intorno a questa idea costruì il suo romanzo , I Malavoglia. Verga non aveva nessuna fede nel progresso,caratteristica del Positivismo , perchè per lui il progresso è solo un fatto esteriore mentre l'uomo rimarrà sempre dolorosamente e fatalmente infelice.
perchè ogni colore rappresenta uno stato d'animo possibile. L'allegro giallo vicino al fiducioso verde, l'energia del rosso vicino alla tranquillità del blu...
I ricordi portano emozioni , le stesse che vissero durante quegli attimi.
Si certo sono un po' sbiadite...si certo fanno meno scalpore ,ma quando un ricordo che ti rese felice o triste riaffiora , tocca sempre i battiti del cuore che accelera la sua corsa...ed è vita.
La Rosa di Paracelso di Jorge Luis Borges Nel suo laboratorio, che comprendeva le due stanze dello scantinato, Paracelso chiese al suo Dio, al suo indeterminato Dio, a qualunque Dio, di inviargli un discepolo. Imbruniva. Il magro fuoco del camino proiettava ombre irregolari. Alzarsi per accendere la lanterna di ferro avrebbe richiesto uno sforzo eccessivo. Paracelso, distratto dalla fatica, dimenticò la sua preghiera. La notte aveva cancellato l'athanor e i polverosi alambicchi quando bussarono alla porta. Insonnolito, l'uomo si alzò, salì faticosamente la breve scala a chiocciola e socchiuse un battente. Uno sconosciuto entrò. Anch’egli era molto stanco. Paracelso gli indicò una panca; l'altro sedette e attese. Per un certo tempo non scambiarono tra loro nemmeno una parola. Il maestro fu il primo a parlare. “Ricordo volti d'Occidente e volti d'Oriente”, disse, non senza una certa enfasi. "Non ricordo il tuo. Chi sei tu e che vuoi da me?” “Il mio nome non ha importanza”, replicò l'altro. "Ho camminato tre Giorni e tre notti per entrare in casa tua. Voglio diventare tuo discepolo. Ti ho portato tutti i miei beni”. Tirò fuori una borsa e la rovesciò sulla tavola. Le monete erano molte e d’oro. Lo fece con la mano destra. Paracelso, per accendere la lanterna aveva dovuto voltargli le spalle. Quando tornò notò nella sua mano sinistra una rosa. La rosa lo inquietò. Si chinò, giunse le estremità delle dita e disse: "Tu mi credi capace di elaborare la pietra che trasmuta gli elementi in oro e mi offri oro. Non è l'oro ciò che cerco, e se è l'oro che ti interessa, tu non sarai mai mio discepolo.” "L’oro non mi interessa” rispose l'altro. “Queste monete non sono altro che una prova del mio desiderio di apprendere. Voglio che tu mi insegni l’Arte. Voglio percorrere al tuo fianco la via che conduce alla Pietra”. Paracelso disse lentamente: "La via è la Pietra. Il punto di partenza è la Pietra. Se non comprendi queste parole, non hai ancora cominciato a comprendere.
Ogni passo che farai è la meta."
L'altro lo guardò con aria diffidente. Disse con voce chiara: "Ma esiste una meta?” Paracelso si mise a ridere.
Se esiste una meta, lo è anche ogni passo per raggiungerla, tanto per non scordare che la vita è in ogni momento. Va bene guardare lontano, ma dando valore, sempre, ad ogni attimo, ad ogni pensiero, ad ogni azione.E' come una nostalgia del presente !!
Come narrano le Metamorfosi di Ovidio : in Argolide c'era la città turrita di Argo: vi era a capo il re Acrisio, che non aveva avuto nessun figlio dalla moglie Euride, ma una sola figlia, la bellissima Danae. Una volta il re partì dalla città per l'oracolo per conoscere il nome del suo successore ,ma venne a conoscenza che sarebbe stato ucciso dal nipote nato da Danae . Acrisio, per impedire l'esito della profezia, chiuse la figlia in una cella turrita, che era sporgente sopra le mura della città e dispose da ogni parte guardie armate e cani assai feroci per custodire l'ingresso. Ma Giove, mosso dalla misericordia per la fanciulla, perchè si realizzasse l'oracolo, si trasformò in pioggia d'oro e, attraverso la pioggia, giunse nella torre bagnando Danae che dormiva. Dall'unione nacque Perseo. Dopo che il re Acrisio seppe della nascita del fanciullo, atterrito gettò in mare Danae e Perseo in un'arca chiusa affinchè annegassero. Questi tuttavia giunsero nell'isola di Serifo, dove Polidette regnava. Quest'ultimo, quando Perseo fu adulto, gli ordinò di recidere e portargli la testa di Medusa (l'unica, delle tre Gorgoni, mortale) come dono per le sue nozze con Danae, cui egli aspirava.
Medusa non fu sempre un’orribile megera. Lo divenne per merito di Atena, per scontare una “colpa” che a ben guardare non era neppure tale. Un tempo era bellissima. Particolarmente belli erano i suoi capelli, addirittura più di quelli di Atena. Un giorno di Primavera, quando tutta la natura si risveglia alla passione e al desiderio di accoppiarsi, il dio azzurro Poseidone signore del mare, affascinato dalla sua avvenenza la attira a sé e la prende all’interno di un tempio dedicato alla figlia di Zeus. Atena, forse già seccata per le insinuazioni sui capelli, si offende per l’oltraggio . Tramuta dunque la mortale Medusa in una megera dai denti lunghissimi ed affilati come quelli di un cinghiale, rendendo immonda la sua bocca. Gli splendidi capelli si trasformano in un groviglio di serpenti ripugnanti, dalle mani spuntano artigli di bronzo, e gli occhi diventano strumento di morte: chiunque guardi in volto Medusa, verrà trasformato in pietra. La vendetta di Atena è fulminea e categorica, e trasmette i suoi caratteri a Medusa, che a sua volta colpirà le proprie vittime con la stessa fulmineità e categoricità. Ma non basta ancora, Atena vuole andare avanti: ed ecco che si propone di aiutare Perseo ad ucciderla.E così fu.....
Medusa del Caravaggio - 1500
Dopo queste ed altre vicende Perseo sentì il desiderio di ricongiungersi al nonno, ma tornato con la madre Danae ad Argo non lo trovò, perché il re era fuggito temendo sempre l'avverarsi dell'oracolo. Perseo allora si recò nella città straniera per persuaderlo a ritornare ad Argo, ma, partecipando ai giochi indetti dal re , colpì il nonno con un disco durante una gara: così si avverò l'oracolo perché Acrisio morì.
In questo racconto mitologico pieno di ordinaria follia greca...la pioggia d'oro in cui si è trasformato Zeus per fecondare Danae è stata da sempre fonte di ispirazione per molti artisti . Nel medioevo Danae fu assunta a simbolo di castità e del concepimento miracoloso di una vergine per opera di un essere divino, quasi una rappresentazione mitologica della Madonna, e fino al 900 Danae è stata raffigurata distesa mentre una pioggia di polvere d’oro, a volte di monete , la cosparge.
C'è una nota in questo famoso brano, sempre la stessa, che cresce...cresce mettendo quasi in secondo piano la bellissima melodia. E' come se Chopin dicesse che il senso della vita è come quella nota, sempre uguale , uniforme....una specie di fissazione : il desiderio di felicità che il cuore esige ed insegue.La melodia è il colore della vita , ma non è quello che l'uomo vuole .
Dopo aver guardato tanti quadri di Dalì ho sentito il desiderio di rivisitare quelli di Monet con i suoi giardini .Monet veniva chiamato il " Raffaello della luce " per la sua ossessione di voler fermare sulla tela tutte le ombre e le sfumature create dalla luce sullo stesso oggetto durante il giorno,come se volesse fermare il tempo nel dipingere.Famose sono le tele seriali della cattedrale di Rouen e delle ninfee del suo famoso giardino a Giverny dove ha vissuto i suoi ultimi anni. Amico di Clemenceau ,alla fine della guerra gli regalò alcuni quadri seriali delle ninfee che furono sistemati nel museo de L'Orangerie.
La dolcezza della musica di Bacharach...Alfie.. mi sembra che si adatti bene alla naturalezza di questi quadri di Monet , scelti per il mio video.
Se una persona si avvicina ai quadrì di Dalì senza conoscere la sua storia e senza aver letto i suoi scritti autobiografici,ha la sensazione di entrare in un mondo simbolico di difficile interpretazione. La prima impressione comunque è quella che qualcosa nel corso della vita abbia segnato l'artista dal punto di vista psicologico.Tre anni prima della sua nascita,infatti , i suoi genitori avevano subito la perdita di suo fratello maggiore, un altro piccolo Dalì di sette anni. E quando nacque Dalì, che somigliava al fratello "come un'immagine riflessa nello specchio" , i suoi genitori, "fissati" ancora con l'altro Dalì, gli diedero il nome del fratello morto: Salvador. La sua infanzia trascorse quindi fra foto del bambino scomparso sparse per la casa e rimproveri dei suoi genitori: "Non uscire senza sciarpa, altrimenti morirai come tuo fratello".La sua vita è segnata da altre vicende emblematiche, ma è stata proprio la sua infanzia a segnare definitivamente la sua personalità e, quindi, la sua pittura. La mollezza delle sue figure, il loro stato di decomposizione, sono tutti elementi che discendono direttamente dalla sua identificazione con il fratello . I suoi quadri sono quindi interessanti non soltanto perché hanno lo scopo di portare alla luce le immagini e le pulsioni dell'inconscio, ma anche perché sono quasi un' autobiografia molto ermetica dell'artista. Il Surrealismo per Dalí era infatti l’occasione per far emergere emozioni a lui stesso sconosciute, secondo un automatismo psichico che lo stesso Dalì definì: metodo paranoico critico.Critico nel momento in cui cercava di razionalizzare le immagini delle sue paranoie. Certamente Freud ebbe una grande influenza su queste riflessioni . Questa è la descrizione che Dalì fa del suo più famoso quadro..."la persistenza della memoria ".... e senza le sue parole sarebbe stato arduo arrivare al reale significato di tutti i simboli presenti pur restando affascinati dalla sua grande padronanza tecnica.
"In uno dei suoi scritti autobiografici, The Secret life of Salvador Dalí, pubblicato a New York nel 1942, l’artista descrive la genesi di questo dipinto inizialmente intitolato Orologi molli che rappresenta, in un certo senso, la storia della personalità di Dalí in eterno contrasto tra la dura scorza esterna del proprio ruolo pubblico e sociale e la sensibile “mollezza” della propria fragile interiorità. Su uno dei tanti paesaggi di Port Lligat, tra gli scogli aguzzi della Costa Brava e un ulivo secco e malinconico in primo piano, Dalí immaginò tre orologi come oggetti inattesi, sottratti alla realtà quotidiana e deformati dallo sguardo delirante di un sogno, che è quello creato dall’inconscio dell’artista sintetizzato nell’occhio dalle lunghe ciglia che giace addormentato . Questi tre orologi sul punto di sciogliersi al sole - mentre un quarto, ancora chiuso nel suo coperchio dorato, è assaltato da un cumulo di formiche brulicanti - rappresentano l’aspetto psicologico del tempo, il cui trascorrere, nella soggettiva percezione umana, assume una velocità e una connotazione diversa, interna, che segue solo la logica dello stato d’animo e del ricordo. L’opera, ribattezzata Persistenza della memoria, che oggi è indubbiamente il pezzo più famoso del MoMa di New York, venne acquistato dal mercante americano Julien Levy decretando il successo e la fortuna economica della produzione di Dalí negli Stati Uniti "
Oh estate abbondante, carro di mele mature, bocca di fragola in mezzo al verde, labbra di susina selvatica, strade di morbida polvere sopra la polvere, mezzogiorno, tamburo di rame rosso, e a sera riposa il fuoco, la brezza fa ballare il trifoglio, entra nell’officina deserta; sale una stella fresca verso il cielo cupo, crepita senza bruciare la notte dell’estate.
Cocopelli è una divinitàpreistorica della tribù indiana Navajo. Si dice... che porti fortuna a coloro che lo ricevono, che stimoli la creatività e porti prosperità a quanti ascoltano le sue canzoni , che aiuti inoltre a realizzare i sogni , che porti con sé abbondanza, gioia e felicità. Si dice...
Love is real, real is love Love is feeling, feeling love Love is wanting to be loved Love is touch, touch is love Love is reaching, reaching love Love is asking to be loved Love is you You and me Love is knowing we can be Love is free, free is love Love is living, living love Love is needing to be loved
john lennon
amo
Amo lo que veo y lo que ocultas amo lo que muestras o insinuas amo lo que eres o imagino te amo en lo ajeno y lo que es mío Amo lo que entregas, lo que escondes amo tus preguntas, tus respuestas yo amo tus dudas y certezas te amo en lo simple y lo compleja Y amo lo que dices, lo que callas amo tus recuerdos, tus olvidos amo tus olores, tus fragancias te amo en el beso y la distancia ....
così vorrei amare
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un uomo di delacroix
un uomo di tamara de lempicka
un uomo di Sironi
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Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni,le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
montale
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In quel preciso momento l'uomo si disse:che cosa non darei per la gioia di stare al tuo fianco in Islanda sotto il gran giorno immobile e condividere l'adesso come si condivide la musica o il sapore di un frutto.In quel preciso momento l'uomo stava accanto a lei in Islanda. Jorge Luis Borges
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Nel tuo esserci l'incanto dell'essere, la vita, la tua storia,segnata dal desiderio d'essere semplicemente donna! Nel tuo corpo ti porti, come nessun altro,il segreto della vita! Nella tua storia la macchia dell'indifferenza, della discriminazione, dell'oppressione… in te l'amore più bello,la bellezza più trasparente, l'affetto più puro che mi fa uomo! Eliomar Ribeiro de Souza
una donna di tamara de lempicka
una donna di...
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All’orecchio questa notte mi hai detto due parole comuni.Due parole stanche di essere dette. Parole che da vecchie si son fatte nuove.Due parole così dolci, che la luna che passava filtrando tra i rami nella mia bocca si è fermata. Due parole così dolci che una formica mi cammina sul collo e resto immobil e non provo nemmeno a scacciarla.Due parole così dolci che senza volerlo esclamo: oh, che bella, la vita!Così dolci e così mansuete che oli profumati scorrono sul corpo.Così dolci e così belle che nervose, le mie dita,si muovono verso il cielo imitando una forbice.Vorrebbero le mie dita tagliare stelle. alfonsina storni
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Il Cuore chiede il Piacere - dapprima - E poi - l’Esenzione dalla Pena - E poi - quei piccoli Lenimenti Che attenuano la sofferenza -
E poi - addormentarsi - E poi - se questa fosse La volontà del suo Inquisitore - Il privilegio di morire
e.dickinson
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Credo in te, amico. Credo nel tuo sorriso,finestra aperta nel tuo essere. Credo nel tuo sguardo,specchio della tua onestà. Credo nella tua mano,sempre tesa per dare. Credo nel tuo abbraccio,accoglienza sincera del tuo cuore. Credo nella tua parola,espressione di quel che ami e speri. Credo in te, amico,così, semplicemente,nell'eloquenza del silenzio.